News

Carriera: Come salire la scala del potere, senza cadere appena arrivato in cima


Diventare un senior executive, che ambizione! Ma una volta arrivati, quanti errori…
 
Interessante conoscere la prospettiva della Professoressa Herminia Ibarra che dal video del Financial Times.com ci racconta del principale errore di chi "arriva in alto". Le sue parole sono precise e taglienti: quando si diventa Executive si sovrastimano le proprie capacità. In particolare, ciò che ha permesso il successo nel passato è precisamente la ricetta del fallimento nel futuro. Insomma credere di avere in mano la "winning formula" ci rende ostinati nel cristallizzarla, nel metterla sotto una teca e non mollarla più.

Sono invece tre le aree di sviluppo consigliate:

1.Capacità e competenze.

Occorre riconoscere che non è immediato il passaggio dalle cosiddette competenze "hard", più tecniche, logistico-organizzative, alle competenze molto più intangibili di un leader, quali possono essere la capacità di identificare i cambiamenti in atto e saper fornire direzioni strategiche. Occorre un non facile cambiamento di mentalità e visione, soprattutto di sé.

2.Relazioni e network

L'espressione è forte: per un leader conta più "who you know, than what you know", chi conosce più di ciò che sa. Non è un invito all'ignoranza, tuttavia; piuttosto il riconoscimento del valore dei contatti e delle conoscenze nel network personale. La raccomandazione è a passare da un set di relazioni prettamente interno a uno più esterno. Vale a dire: ampliare i propri contatti fuori e anche all'interno entrare in rapporto con un gruppo più ampio e diversificato di persone e funzioni.

3.Stile

A un certo livello conta come sei percepito. Tutti guardano quello che fai e come lo fai.

Il passaggio è da uno stile "hands-on" a uno "hands-off", da uno con implicazioni dirette sull'operatività ad un altro più ispirazionale: motivate by inspiration. Ossia, a un certo punto bisogna lasciar fare agli altri; si chiama anche capacità di delega.

Nello scorrere questa lezione sulla leadership, verrebbe da pensare che la ricetta per un executive di successo arrivi dritto dritto da X-files: the truth is out there, la verità è là fuori. Non possiamo che essere d'accordo.

Se pensiamo ai peggiori boss della nostra vita, probabilmente sono stati proprio quelli autoreferenziali e miopi. Quelli che non hanno saputo leggere la realtà nel dinamismo dei suoi cambiamenti, quelli che hanno applicato formule stantie ritenute erroneamente vincenti in ogni stagione, quelli che hanno consultato solo i soliti eletti senza guardare a tutta l'organizzazione. Gli americani con cui lavoravo li chiamavano i SOG: i Same Old Guys. Sono quelli che hanno mortificato (e alla lunga perso) i talenti con cui lavoravano, che hanno avuto come esclusiva preoccupazione la propria personale job security oscillando fra un immobilismo sconcertante e un improbabile e illogico decisionismo.

Auguriamoci reciprocamente leader che sappiano dimostrare una capacità mentale di apertura, verso il nuovo e verso le persone; non solo sapranno migliorare le sorti delle organizzazioni, ma anche la vita lavorativa di ciascuno di noi: perché se "la verità è la fuori", noi siamo qui dentro. Ogni giorno.